Negli ultimi anni, il tema dei bonifici tra parenti ha guadagnato sempre più attenzione, non solo per la sua diffusione nelle pratiche familiari quotidiane, ma anche per le possibili implicazioni fiscali che ne derivano. A fare chiarezza è stata l’Ordinanza della Corte di Cassazione n. 15315 del 20 maggio 2026, che ha ribadito l’applicabilità dell’imposta dell’8% sulle cosiddette liberalità indirette, confermando quanto già delineato dalla sentenza n. 7442 del 20 marzo 2024. Vediamo cosa significa e soprattutto cosa può scattare se un trasferimento di denaro viene considerato una donazione non formalizzata correttamente.
Secondo quanto riportato da Studio Cataldi, si tratta di situazioni estremamente comuni: genitori che versano somme ai figli per l’acquisto di un’automobile o di una casa, zii che contribuiscono alle spese di nozze dei nipoti, fino ai più semplici regali in denaro per ricorrenze o sostegno economico. Operazioni che, nella vita quotidiana, vengono spesso considerate come semplici aiuti familiari, ma che, sotto il profilo giuridico e fiscale, possono assumere la natura di donazioni o di liberalità indirette, con relative implicazioni.
Bonifici tra parenti: cosa dice la legge
La regola generale è relativamente semplice: se un genitore, un parente o un amico regala una somma di denaro, questa non è un reddito e quindi non deve essere tassata come tale. Non va indicata nella dichiarazione dei redditi del beneficiario e, in linea di principio, non determina un’imposizione immediata. Il problema, però, nasce quando si supera una certa soglia di valore o quando il trasferimento di denaro viene considerato, dal punto di vista giuridico, una vera e propria donazione.
Come spiega Facile.it, la donazione è un contratto con il quale una persona arricchisce un’altra, disponendo in suo favore un diritto o assumendo un’obbligazione, senza ricevere nulla in cambio. Nel caso di somme rilevanti, la legge richiede alcune forme precise: per essere valida, la donazione deve essere effettuata con un atto pubblico davanti a un notaio e in presenza di due testimoni. Solo per i beni mobili di modico valore, l’articolo 783 del codice civile ammette una forma semplificata, ritenendo sufficiente la tradizione, ossia la consegna del bene.
La definizione di modicità non è fissata da una cifra precisa e varia in base alle condizioni economiche del donante. Per una persona con patrimonio limitato, anche qualche migliaio di euro può essere considerato rilevante; per un soggetto molto ricco, la soglia può essere significativamente più alta.
Il principio è stato chiarito dalla sentenza n. 18725 del 27 luglio 2017, che ha stabilito che anche il trasferimento di titoli azionari può configurare una donazione, richiedendo quindi l’atto notarile. In assenza di questa forma, la donazione può essere considerata nulla.
Quando scatta l’imposta dell’8%
Il punto centrale riguarda i trasferimenti di denaro effettuati senza l’atto notarile. La giurisprudenza ha individuato due casi principali in cui può essere applicata l’imposta sulle donazioni:
- Quando il trasferimento di denaro o di titoli viene considerato come una liberalità indiretta, cioè quando l’arricchimento del beneficiario avviene indirettamente attraverso un’operazione specifica, come il pagamento di un bene o di un servizio.
- Quando la donazione, pur essendo stata effettuata, non è stata formalizzata con l’atto pubblico previsto dalla legge.
In questi casi, l’operazione può essere sottoposta all’imposta sulle liberalità indirette. La sentenza n. 7442 del 20 marzo 2024, richiamata dalla successiva giurisprudenza, ha stabilito che, in presenza di una donazione non formalizzata, l’imposizione avviene sulla base delle aliquote previste per le liberalità indirette, che possono arrivare fino all’8%.
Le franchigie e le aliquote
Non tutte le donazioni tra parenti sono tassate. La legge prevede franchigie che escludono dall’imposta una parte consistente del valore trasferito. Tra genitori e figli, la franchigia è di un milione di euro per ciascun beneficiario e per ciascun donante. Questo significa che, fino a questa soglia, non si paga l’imposta. Se il beneficiario è una persona con disabilità grave, la franchigia sale a 1,5 milioni di euro.
Sopra queste soglie, le aliquote variano in base al grado di parentela. Se la donazione viene formalizzata correttamente, l’aliquota è del 4% tra genitori e figli. Se, invece, viene accertata come liberalità indiretta non dichiarata, l’aliquota può arrivare all’8%.
Facciamo un esempio pratico. Se un genitore dona al figlio 1,2 milioni di euro, l’eccedenza rispetto alla franchigia è di 200.000 euro. Con l’aliquota del 4%, l’imposta sarebbe di 8.000 euro. Se l’operazione viene invece considerata una liberalità indiretta non dichiarata, l’aliquota dell’8% porterebbe l’imposta a 16.000 euro, il doppio rispetto alla donazione formalizzata.
Quando un bonifico tra familiari può essere controllato dall’Agenzia delle Entrate
Non tutti i bonifici tra familiari vengono automaticamente considerati sospetti o tassati. Tuttavia, in determinate circostanze, l’operazione può attirare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate. Secondo Businessonline.it, il punto non è tanto il trasferimento in sé, quanto la possibilità che una somma rilevante e non giustificata venga considerata una presunzione di reddito non dichiarato.
Il fisco può infatti utilizzare il metodo induttivo, che consente di ricostruire il reddito del contribuente sulla base di elementi presuntivi. Se un contribuente riceve una somma significativa e non riesce a dimostrarne la provenienza da un’entrata già tassata, come un reddito dichiarato o una donazione regolarmente registrata, l’importo può essere considerato un reddito non dichiarato e sottoposto a tassazione.
Un bonifico tracciabile, con una causale chiara che indichi la natura della somma, come un regalo o un contributo familiare, non è di per sé un elemento sospetto. Il problema nasce quando la causale è generica, quando le somme sono particolarmente elevate o quando il trasferimento non è coerente con la situazione economica del beneficiario.
Per questo motivo, è importante conservare la documentazione che dimostri la provenienza delle somme e la natura delle eventuali donazioni pregresse, in modo da poter giustificare il trasferimento in caso di accertamento.
Fonti
- Studio Cataldi: Bonifico tra parenti: attenzione al Fisco, ora potrebbe chiederti di pagare l'8% di “tasse”
- Facile.it: Bonifici dai genitori, quando scatta la tassa dell'8%: Cassazione
- Businessonline.it: Bonifico da genitore a figlio: come non incorrere in accertamenti fiscali, sanzioni o tasse inaspettate