Secondo l’indagine Acri-Ipsos Doxa, giunta alla sua 26ª edizione e presentata in occasione della 102ª Giornata Mondiale del Risparmio dedicata al tema “Il risparmio nella società che cambia”, il risparmio degli italiani si conferma un elemento centrale della vita economica e sociale del Paese, ma cambia funzione e significato. La ricerca, che analizza le percezioni, le abitudini e le priorità degli italiani rispetto al risparmio, restituisce un quadro nel quale la dimensione individuale resta preponderante, ma si intreccia con una crescente consapevolezza delle implicazioni collettive e sistemiche.

Il dato più evidente riguarda il rapporto tra risparmio e incertezza. Per la prima volta, la funzione principale del risparmio non è più quella legata a progetti o investimenti a lungo termine, bensì la costruzione di una riserva per affrontare imprevisti e situazioni di emergenza. Un cambiamento che riflette il clima di instabilità economica percepito dalle famiglie, ancora condizionate dagli effetti dell’inflazione, dalle tensioni sui mercati energetici e dalle preoccupazioni legate al welfare pubblico.

Nel dettaglio, il 63% degli italiani dichiara di lasciare i soldi sul conto, a conferma di una prudenza diffusa e di una propensione all’attesa. Parallelamente, il risparmio continua a essere considerato un valore identitario: il 77% lo definisce una forma di tutela individuale, mentre il 54% gli riconosce una funzione di motore dello sviluppo del Paese. Il 53% lo considera uno strumento di tutela per l’economia nazionale e il 44% lo associa all’inclusione sociale.

Nonostante le difficoltà, il risparmio mantiene una dimensione progettuale. Il 39% degli intervistati lo interpreta come una necessità per garantire sicurezza finanziaria, il 27% come un’opportunità per raggiungere obiettivi specifici e il 21% come un’abitudine consolidata. Tuttavia, si riduce la quota di chi riesce effettivamente a risparmiare: il 37% degli italiani afferma di essere riuscito a mettere da parte una parte del reddito, un dato in calo rispetto agli anni precedenti.

La ricerca evidenzia anche una crescente attenzione verso il ruolo del risparmio come strumento di protezione sociale. Il 75% degli intervistati gli attribuisce una funzione di integrazione del welfare pubblico. In particolare, il 45% guarda alle esigenze sanitarie e alle cure mediche, mentre il 25% indica l’assistenza a lungo termine per gli anziani e la previdenza. Un dato che si collega direttamente alle preoccupazioni per il futuro: il 66% dei lavoratori teme la propria condizione economica una volta terminata l’attività lavorativa, con il 43% che teme di ricevere una pensione insufficiente e il 33% che esprime preoccupazione per la propria situazione economica complessiva dopo il pensionamento.

Infine, l’indagine mette in luce la necessità di rafforzare gli strumenti di comprensione e gestione del risparmio. Il 37% degli italiani ritiene che investire nella formazione possa contribuire a ridurre le disuguaglianze, mentre altrettanti indicano nell’educazione finanziaria nelle scuole uno degli strumenti prioritari per promuovere una cultura economica più diffusa. Seguono gli incentivi fiscali, indicati dal 35%, e la semplificazione dei prodotti finanziari, indicata dal 28%.

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