La notizia, riportata da The New York Times, riguarda la decisione di Meta di creare una nuova classe di azioni destinata al fondatore e amministratore delegato Mark Zuckerberg per rispondere all’impatto della cosiddetta “tassa sui paperoni”, prevista da una proposta di legge in California.

La misura in questione, conosciuta come Proposition 40, introdurrebbe una tassa una tantum del 5% sui residenti con un patrimonio superiore a 1,1 miliardi di dollari. Secondo quanto riportato dalla testata americana, il 90% delle risorse raccolte sarebbe destinato alla sanità.

Di fronte al rischio che Zuckerberg trasferisse la propria residenza fuori dalla California per evitare il prelievo fiscale, il consiglio di amministrazione di Meta ha deciso di negoziare un accordo volto a mantenere il fondatore nello Stato.

L’intesa prevede l’emissione, a gennaio, di una nuova classe di azioni che Zuckerberg potrà vendere senza ridurre il proprio controllo sulla società. In cambio, il fondatore si impegnerà a restare residente in California.

Il punto centrale della vicenda è il peso della Proposition 40 sui grandi patrimoni. Zuckerberg, valutato circa 247 miliardi di dollari, potrebbe infatti dover versare fino a 12,5 miliardi di dollari qualora la misura dovesse essere approvata dagli elettori a novembre.

La decisione di Meta evidenzia come le scelte fiscali possano incidere sulle strategie aziendali. In questo caso, la società ha scelto una soluzione societaria – l’emissione di una nuova classe di azioni – per garantire al suo amministratore delegato margini di vendita senza intaccare il controllo.

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